
Questa è la guida che avrei voluto trovare quando ho cominciato. La lucidatura a gommalacca a tampone è la finitura che uso da anni sui miei strumenti: naturale, profumata, sottilissima, esteticamente insuperabile e piacevolissima al tatto. È anche una tecnica che non si impara leggendo, ma leggendo si evitano gli errori che costano settimane di lavoro.
Nella foto di apertura: cassa in koa e manico in mogano a lucidatura terminata. Cassa e manico si verniciano separati, ed è uno dei motivi per cui scelgo l'incastro a coda di rondine.
Qui sotto trovi l'intero procedimento nell'ordine esatto in cui lo eseguo io in laboratorio: dalla preparazione del legno alla lucidatura finale, con le concentrazioni, i tempi di attesa, i difetti tipici e i loro rimedi. Le fotografie vengono dal mio libro Diario di Costruzione di un Ukulele Soprano (Volontè & Co., 2021), dove ai tre capitoli sulla gommalacca sono allegati anche quattro video dimostrativi.
1. La gommalacca: che cos'è e da dove arriva
Il materiale
- È una resina naturale, non un prodotto di sintesi. La secerne l'emittero femmina Tachardia lacca, che vive in Asia: la produce per proteggersi, fino a crearsi una sorta di scudo.
- La colorazione giallo-rossastra è dovuta al colorante naturale contenuto nella resina stessa. Ne esiste una versione decerata, più chiara, di cui parlo tra poco.
- Arriva a noi in scaglie, da sciogliere in alcool. Non si compra pronta: la soluzione la si prepara ogni volta, ed è parte del mestiere.

Le scaglie di gommalacca sulla bilancia. Il colore giallo-rossastro è quello naturale della resina. La pesatura non è un vezzo: dà la proporzione esatta della soluzione madre.
Quattro date di storia
- Circa 200 d.C. — L'uso come tintura è molto antico e precede di parecchio quello come vernice.
- 1590 — La prima attestazione certa come vernice per il legno: il resoconto di uno scrittore inglese recatosi in India, che ne descrive usi e costumi. All'origine la gommalacca si sfregava in blocco solido direttamente sul tornio: era il calore dell'attrito a farla penetrare nel legno, che poi veniva «spagliettato» fino a ottenere la lucidatura.
- Il '600 — In liuteria è già in uso, negli anni di Antonio Stradivari (1644-1737). Quando la applico su uno strumento sto usando lo stesso materiale che aveva sul banco lui.
- Il 1800 — Si diffonde su larga scala in occidente e sostituisce completamente cere e oli come finitura del mobile e dello strumento.
Pregi e difetti, senza sconti
| Pregi | Difetti |
|---|---|
| Protezione eccellente, soprattutto se la si rapporta allo spessore sottilissimo della pellicola. | Molto sensibile al calore. Uno strumento lucidato a gommalacca non va lasciato in auto d'estate né vicino a fonti di calore. |
| Molto dura: si può carteggiare e trattare con gli abrasivi, il che rende possibile tutto il procedimento che segue. | Dura poco dopo la miscelatura con l'alcool. Una soluzione di qualche mese asciuga con difficoltà e si stende in modo poco omogeneo. |
| Non tossica — è addirittura commestibile. Si lavora senza maschera e senza cabina. | Richiede tempo e manualità: è una tecnica lenta, non una verniciatura a spruzzo. |
La gommalacca decerata
- Si ottiene con filtraggi molto sottili che estraggono la cera contenuta nella resina; il colore risultante è un giallo paglierino.
- Serve sui legni molto chiari — l'abete, l'acero. Con la gommalacca normale la cera resterebbe visibile a chiazze e rovinerebbe il risultato finale.
- In più la decerata rispetta maggiormente le colorazioni dei legni chiari.
2. Che cosa serve
Per la vernice
- Alcool. Uso bioetanolo a 96°: trasparente, ottenuto per fermentazione di biomasse e prodotti agricoli. Rispetto all'alcool etilico denaturato ha due vantaggi concreti: niente residuo rosaceo e niente cattivo odore del denaturante. Va bene per sciogliere gommalacca, gommalacca decerata, sandracca, copale e benzoe.
- Gommalacca in scaglie, normale o decerata secondo il legno.
- Gomma benzoe (benzoino). Resina pregiata: aggiunta in piccole percentuali dona brillantezza e migliora la scorrevolezza del tampone.
- Gomma mastice in perle (mastic gum). Come il benzoe, la sciolgo direttamente nella soluzione madre.
- Olio paglierino. Una punta sul tampone, per la scorrevolezza. Ne parlo in dettaglio al punto 8.
Per la preparazione del legno
- Carta abrasiva nelle grane 180, 220, 400, 600, 800, 1200.
- Lana d'acciaio 0000 («quattro zero»), la più fine.
- Turapori — io uso resina epossidica bicomponente oppure un turapori solubile in acqua; oppure, per la via tradizionale, polvere di pomice 4/0. Vedi il punto 5.
- Nastro adesivo di carta per le mascherature.
- Un panno per la bagnatura e un aspiratore per i residui di lana d'acciaio.
Per il tampone e la stesura
- Lana non colorata per il nucleo, ed eventualmente cotone idrofilo da metterci dentro per dargli consistenza.
- Due teli bianchi di lino e due di cotone, circa 15x15 cm.
- Un pennello a setole morbide e un pennellino per caricare il tampone.
- Barattoli con chiusura ermetica: per le soluzioni, per conservare il tampone e per conservare il pennello.
3. Preparare le soluzioni
La soluzione madre (20%)
- 200 g di resina in scaglie per 1 litro di alcool. È la preparazione con il più alto contenuto di resina, quella da cui ricavo tutte le altre.
- La mia ricetta: ogni 100 g di resina, 80 g di gommalacca, 10 g di benzoe e 10 g di gomma mastice. Le tre resine si sciolgono insieme nello stesso alcool.
- Generalmente ne preparo mezza dose — 100 g in mezzo litro — mantenendo la proporzione. È l'applicazione pratica della regola del «poca per volta».
- Mescolo bene, chiudo ermeticamente e agito. Poi lascio riposare 24 ore.
- Trascorse le 24 ore le scaglie sono sciolte, ma la soluzione contiene ancora molti residui solidi. Vanno tolti.

La soluzione madre in preparazione, con la tanica di bioetanolo. Sul barattolo l'etichetta con la quantità: etichettare e datare fa parte del metodo, perché le soluzioni invecchiano.
La doppia filtrazione — non saltarla
- Colino metallico: trattiene i residui più grossi.
- Maglia di nylon (va benissimo una calza): trattiene anche i residui fini.

Primo passaggio: il colino metallico.

Secondo passaggio: la maglia di nylon. Due filtrazioni, non una.
Le quattro soluzioni per il tampone
Dalla madre ricavo quattro soluzioni a concentrazione decrescente. Si preparano in sequenza, ciascuna dalla precedente e non dalla madre, misurando in parti uguali di volume.
| Soluzione | Composizione | Verifica |
|---|---|---|
| 10% | 2 parti di soluzione madre + 2 parti di alcool | 20% : 2 |
| 7,5% | 3 parti di soluzione 10% + 1 parte di alcool | 10% x 3/4 |
| 5% | 2 parti di soluzione 10% + 2 parti di alcool | 10% : 2 |
| 2,5% | 2 parti di soluzione 5% + 2 parti di alcool | 5% : 2 |

Lo schema delle diluizioni. Ogni barattolo è diviso in parti uguali: si legge a colpo d'occhio quante parti di soluzione e quante di alcool.

Le cinque soluzioni pronte, dalla madre alla 2,5%. La scala di colore rende visibile la concentrazione decrescente di resina. Ogni etichetta riporta percentuale e data.
4. Il tampone
Com'è fatto
- Un nucleo morbido e assorbente, rivestito da due piccoli teli di lino o cotone di circa 15x15 cm.
- Il nucleo lo faccio in lana: a differenza del cotone idrofilo mantiene la morbidezza pur assorbendo la vernice. Il cotone da solo tende a indurirsi e non distribuisce bene la gommalacca. La variante che uso spesso è un piccolo nucleo di cotone idrofilo avvolto nella lana: dà consistenza senza perdere morbidezza.
- Tutto bianco, nucleo compreso.
Quale telo per quale soluzione
| Soluzioni | Telo | Perché |
|---|---|---|
| 10% e 7,5% | Lino | Le prime mani, dove serve più trasporto di vernice. |
| 5% e 2,5% | Cotone | Le ultime mani, dove conta la delicatezza del passaggio. |
Costruzione
- Uso un barattolo come base: appoggio il primo telo di lino sull'imbocco.
- Ci metto dentro il nucleo di lana.
- Verso un poco di soluzione nel nucleo.
- Tasto con piccole pressioni per far assorbire e distribuire la vernice in modo uniforme.
- Strizzo quanto basta per evitare fuoriuscite eccessive.
- Avvolgo il tutto con il secondo telo e chiudo la coda nel palmo della mano.

La costruzione del tampone: il nucleo viene chiuso dentro il primo telo usando il barattolo come base. Sul banco, a sinistra, i barattoli delle soluzioni già etichettati e datati.
Conservazione
- Il tampone si conserva in un barattolo chiuso ermeticamente.
- Sul fondo verso pochi millimetri di alcool, per saturare l'ambiente interno.
- Interpongo uno spessore: il tampone non deve toccare l'alcool, deve solo respirare aria satura.
5. La preparazione del legno
La verniciatura si gioca in buona parte prima di aprire il barattolo. Preparare significa mettere il legno nelle condizioni di ricevere la vernice senza inciampare in errori tecnici o estetici. Sono due le operazioni: portare la superficie a grana finissima e riempire i pori. A queste aggiungo le mascherature.
5.1 Carteggiatura, prima serie
- Rifinisco a carta abrasiva tutta la superficie di cassa e manico.
- Sequenza: 180 → 220 → 400.
- Con la 400 smusso anche gli spigoli delle bordure.

Carteggiatura della cassa in koa e smussatura degli spigoli delle bordure con la grana 400.
5.2 La bagnatura
- Passo semplicemente un panno bagnato su tutta la superficie, inumidendola bene.
- Aspetto che asciughi: dopo qualche minuto la superficie è completamente ruvida al tatto. Sono i peli del legno che si sono alzati.
- Li elimino con il passaggio di abrasiva successivo.

La bagnatura: un panno bagnato su tutta la superficie, per far alzare i peli del legno e poterli eliminare prima di verniciare.
5.3 Carteggiatura, seconda serie
- Torno liscio con 600 → 800 → 1200.
5.4 Riempire i pori: quattro strade
Riempire i pori non è obbligatorio, ma garantisce una verniciatura più efficace realizzata in minor tempo. Le strade sono quattro e la scelta è anche estetica.
A) Il turapori ad acqua
- Turapori professionale solubile in acqua, applicato a pennello muovendomi in tutte le direzioni.
- Criterio chiave per una verniciatura trasparente: il turapori dev'essere il più possibile fedele al colore del legno su cui lo applico.
- Il prodotto che uso è una pasta beige, che schiarisce ancora essiccando. Va bene sul mogano del manico, ma è troppo chiara per il koa e ancora di più per i copri-paletta in cocobolo: sui legni scuri va scurito prima dell'uso.
- Viscosità — è un compromesso da valutare volta per volta: più liquida penetra meglio ma riempie con difficoltà in un solo passaggio; più densa riempie in fretta ma penetra meno.

Il turapori ad acqua: nel barattolo la pasta beige come si compra, nel vasetto quella già diluita e corretta. Accanto, la cassa in koa: la differenza di colore si vede a occhio, ed è il motivo per cui va scurito prima di applicarlo.
- A turapori ben asciutto torno sull'abrasiva. Avendo abbondato in stesura parto dalla 220, attento a rimuovere solo il primo strato, poi 400 → 800 → 1200.
- Criterio di stop: mi fermo quando la venatura del legno torna ben visibile. Il riempimento effettivo dei pori lo valuto portando il legno in controluce.
- A volte è necessario ripetere l'intera operazione: dipende dalla porosità del legno.

Abrasione del turapori. Si parte dalla 220 rimuovendo solo il primo strato: quando la venatura torna ben visibile ci si ferma.
B) Il turapori epossidico
- Tra le tecniche più efficaci per turare i pori c'è l'uso di resina epossidica bicomponente trasparente.
- Si stende con una spatolina di plastica — va benissimo una vecchia tessera.
- L'asciugatura richiede in genere circa 24 ore, ma dipende dalla marca e dal tipo di resina. Per una turatura completa dei pori servono di solito 3 sessioni.
- Si carteggia poi cercando di arrivare al limite dello strato di resina, senza riaprire i pori del legno.
C) La pomiciatura (la via tradizionale)
- Spargo polvere di pomice finissima 4/0 sulla tavola, distribuendola in modo uniforme. Il modo comodo è metterla in un sacchetto di tela e tamponare.
- Passo un panno trasversalmente alle fibre per togliere la pomice in eccesso.
- Passo il tampone leggermente imbevuto di soluzione al 2,5%, con le traiettorie che descrivo al punto 8.
- Lascio asciugare bene — anche 8 ore — poi passo la lana d'acciaio 0000 per eliminare eventuali grumi formatisi.
D) La tecnica «a mezzo poro»
- Consiste nell'escludere completamente il turapori e non turare tutti i pori.
- Restituisce allo strumento un aspetto più artigianale, meno vetroso.
- Non è una scorciatoia: la vernice va data lo stesso, e anzi il tampone va ripetuto più volte rispetto alla via con turapori.
La eseguo spesso, per gusto. Una delle caratteristiche più interessanti della gommalacca è proprio la facilità con cui restituisce un grado più o meno alto di lucentezza: è un parametro a scelta, non una conseguenza obbligata della tecnica.
5.5 Le mascherature
- Copro con nastro adesivo di carta tutte le zone di incollaggio: la colla non agisce sullo strato di vernice.
- Su un ukulele: zona del ponte, tastiera, tenone e mortasa dell'incastro manico-cassa.
- Preparo anche due supporti avvitati in tenone e mortasa per reggere i pezzi durante la verniciatura, attento a non forare eccessivamente.
6. Il corpo, a pennello
6.1 Come si stende
- Pennello a setole morbide e solo soluzione madre (20%), cioè quella a più alta concentrazione di resina.
- Passaggio delicato e costante, nel verso della venatura. Non ripassare dove sei già passato: toglieresti la vernice appena appoggiata.
- Nella sessione successiva stendo in orizzontale: è così che lo strato viene omogeneo.
- Agito bene la soluzione prima di ogni utilizzo: la resina si separa dall'alcool e si deposita sul fondo.

Stesura del corpo a pennello con la soluzione madre. Sulla tavola si vede il nastro di carta che maschera la zona di incollaggio del ponte.
6.2 Quante sessioni, e quanto distanti
- Almeno 12 ore tra una sessione e l'altra. Il tempo serve a far evaporare gran parte dell'alcool: la resina si solidifica e non viene rimossa dal passaggio di pennello successivo.
- Nella sessione seguente la vernice liquida si aggiunge alla solida sottostante, sciogliendosi e uniformandosi solo dopo il passaggio del pennello.
- Il numero di sessioni non è fisso: dipende dalla vernice e dalla capacità di stenderla. In genere ne servono circa una decina.

La stessa operazione sulla paletta in palissandro. Anche qui la tastiera è mascherata con il nastro di carta.
6.3 Conservare il pennello tra una sessione e l'altra
- Barattolo con un po' di alcool sul fondo, per mantenere saturo l'ambiente interno.
- Le setole non devono toccare l'alcool: le tengo sollevate con un bicchierino.
- Così il pennello resta umido e morbido fino alla sessione successiva.

Lo schema e la pratica: il pennello resta sospeso nell'ambiente saturo di vapori, senza immergere le setole nell'alcool.
6.4 Come capisco che il corpo basta
- Prima delle ultime sessioni eseguo una levigatura (il punto 7). Serve a tre cose insieme: togliere i tratti delle setole, pareggiare lo strato e soprattutto capire quanto corpo c'è e quante sessioni mancano ancora.
- Capisco che il corpo non è sufficiente quando, dopo la levigatura, compaiono macchie opache con bordi definiti.
- In quel caso torno al pennello con la soluzione madre.
7. La levigatura intermedia
È la procedura che separa il pennello dal tampone, e che poi si ripete tra un gruppo di sessioni e l'altro durante tutta la lucidatura. Ogni volta più breve: i segni del tampone sono molto meno evidenti di quelli del pennello.
- Carta abrasiva 1200, a secco oppure con un po' d'acqua sulla carta — vedi il riquadro qui sotto. Passaggi circolari.
- Lana d'acciaio 0000: la superficie diventa liscia, uniforme e completamente opaca. Non spaventarti dell'opacità, è esattamente quello che serve.
- Aspiro e pulisco: la lana rilascia residui che vanno assolutamente rimossi prima di riprendere con la vernice. Aspiratore e panno.

Levigatura con carta 1200 e un po' d'acqua, con un tampone dietro la carta per distribuire la pressione.

Il passaggio di lana d'acciaio 0000 sulla paletta. Dopo la lana la superficie è completamente opaca e pronta per la soluzione successiva.
8. La lucidatura a tampone
Si procede con le quattro soluzioni in sequenza dalla più concentrata alla più alcolica. Durante queste sessioni continuo ad aggiungere gommalacca — anche se in minima parte, e man mano sempre meno — che si integra con il corpo generando uno strato superficiale sempre più lucido.
8.1 Caricare il tampone
- Il tampone è già leggermente imbevuto. Aggiungo vernice sulla testa, a tampone chiuso, con un contagocce: 4 o 5 gocce.
- Poi faccio alcune pressioni su una tavola pulita per eliminare l'eccesso e distribuire.
- Una sessione comprende più passaggi, con il tampone ricaricato 3 o 4 volte.
8.2 L'olio paglierino
- Una punta di olio paglierino sul tampone, quando la scorrevolezza tende a indurirsi troppo.
- Sempre con parsimonia. A questo punto della verniciatura l'olio rimane in superficie, quindi non crea problemi in profondità.
8.3 L'impugnatura
- Pollice, indice e medio sul tampone.
- Anulare, mignolo e palmo tengono la coda del tampone.
- La parte a contatto con il legno va tenuta appiattita.
8.4 Le tre traiettorie
Si eseguono in sequenza, ognuna in un senso e nell'altro:
- Parallela alle venature — è la stesura.
- Circolare — in senso orario e poi antiorario.
- A otto — in un senso e nell'altro.
- Si conclude di nuovo con il passaggio parallelo.

Le tre traiettorie del tampone sulla stessa tavola. Nota che le linee non hanno inizio né fine netti sul bordo: è la resa grafica della regola qui sotto.
8.5 Pressione e velocità
| Momento della sessione | Pressione | Velocità | Perché |
|---|---|---|---|
| Inizio — tampone carico | poca | lenta | Per non asportare la resina già depositata. |
| Avanti — alcool in calo | crescente | crescente | La velocità evita le fermate quando l'attrito aumenta; la pressione accresce la capacità di lucidare. |
Sono due aspetti strettamente legati alla sensibilità del momento, quindi all'esperienza. Non c'è un numero da dare.
8.6 Le due scie: il segnale da leggere
- Prima scia — tampone appena caricato: il passaggio è più morbido e la scia è ben visibile.
- Seconda scia — proseguendo si genera un alone opaco che sparisce immediatamente. È l'alcool che evapora velocemente lucidando la superficie. La resistenza del tampone aumenta e il passaggio si fa più duro.
- Fine — quando la scia sparisce del tutto il tampone è completamente scarico. Stop. Si ricarica e si ripete.

Il modo giusto di guardare il lavoro: strumento in verticale e luce in riflesso. È così che si leggono le scie e si vedono nascere gli aloni, quando sono ancora rimediabili.

Il passaggio del tampone sulla cassa in koa. Si vede la superficie già lucida e il tampone tenuto con pollice, indice e medio.
8.7 Il calendario: tre sessioni per soluzione
| Soluzione | Sessioni | Attesa tra le sessioni | Dopo il gruppo | Note |
|---|---|---|---|---|
| 10% | 3 | 8-12 ore | Attesa 24-36 h + levigatura (1200 + lana 0000) | Levigatura più breve di quella dopo il pennello. |
| 7,5% | 3 | 8-12 ore | Attesa 36 h + levigatura | Stesso tampone della 10%. |
| 5% | 3 | 8-12 ore | Levigatura con la sola lana d'acciaio | Da qui la soluzione lascia sempre meno segni. |
| 2,5% | 3 | 8-12 ore | È la lucidatura vera e propria | Tampone sostituito per non trascinare residui. |
8.8 L'ultima soluzione, la 2,5%
- È il momento in cui la superficie viene davvero lucidata.
- Uso un tampone tendente allo scarico e aggiungo soluzione con parsimonia, più volte.
- Vado a cercare la seconda scia, quella dell'evaporazione veloce.
- Nelle ultime sessioni i passaggi sono molto brevi e tutti solo con la traiettoria parallela.
8.9 Due passaggi finali facoltativi
- Passaggio con alcool puro. Tampone caricato con 3 gocce, passaggi veloci e delicati.
- Polish abrasivo per l'effetto specchio (io uso un Super Nikco). Oltre a lucidare ulteriormente pulisce e rende la superficie setosa. È un trattamento finale e facoltativo: non sostituisce il benzoino, che sta già dentro le soluzioni, e non è un passaggio obbligato della tecnica.
9. Gli aloni e i difetti: riconoscerli e rimediare
| Tipo | Come si presenta | Causa | Rimedio |
|---|---|---|---|
| 1 | Visibile solo con una certa incidenza della luce; mantiene un minimo di lucentezza. | Tampone troppo carico, stesura non completata. | Basta un'altra sessione con il tampone. |
| 2 | Leggermente opaco, con perimetro sfuocato e poco netto. | Olio accumulato. | Panno. Se l'olio è stato davvero eccessivo: lana d'acciaio e poi tampone. |
| 3 | Perimetro netto e ben delineato, aspetto opaco e omogeneo. Tipicamente su un cambio di venatura nei legni molto figurati. | Eccessivo assottigliamento del corpo: levigatura o passaggio di tampone troppo insistente, che ha asportato resina. | Il tampone non basta a ricreare lo strato. Pennellino solo sulla zona, con soluzione al 20% — la madre, mai una più alcolica; a secco, carta 1200 delicata per appianare i segni del pennello, poi tampone. A volte va ripetuto più volte. |
| 4 | La bruciatura. Completamente opaca da qualsiasi angolo, contorni netti ed evidenti. Davvero brutta. | L'alcool è penetrato nel legno sciogliendo completamente la resina: carica eccessiva del tampone, oppure stop prolungato durante stesura o lucidatura. | Tampone e pennello sono inutili, molte volte non si fa che peggiorare. Mi è capitata una sola volta, anni fa: ho dovuto carteggiare la tavola quasi a sverniciare e rifare tutto da capo. |
Un difetto che nasce prima: i grumi
Grumi e accumuli sotto la superficie finita non vengono dal tampone, ma dalla filtrazione fatta male (vedi il punto 3). E i puntini bianchi vengono dalla pomice in eccesso. Sono i due difetti che si formano all'inizio e si pagano alla fine.
10. Che cosa vuol dire «venuta bene»

Il risultato finale sul fondo in koa. Il riflesso misura la lucentezza, ma il punto è un altro: guardando le fiammature si vede che la resa resta omogenea anche attraverso i cambi di venatura, che sono i punti più difficili.
- Dopo anni che uso questa tecnica mi rendo conto che il risultato finale non è mai identico. La consapevolezza cresce con il tempo, ma ogni volta è come affrontare una piccola sfida dall'esito per nulla scontato.
- Ho imparato di sicuro ad accettare un compromesso, senza protrarmi all'infinito per cercare chissà quale risultato.
Da qui la libertà di cui parlavo al punto 5: tra la lucidatura piena e la «a mezzo poro» non c'è una versione giusta e una sbagliata. Ognuno di noi può gestire e realizzare una verniciatura seguendo i propri gusti personali.
Due cose che cambiano il risultato e non dipendono da te
- I legni ricevono la vernice in modo diverso. I più porosi richiedono più vernice, e questo a prescindere dall'aver usato o meno il turapori.
- La venatura condiziona l'azione della gommalacca. Su venature costanti e poco figurate la resa è omogenea; sui legni figurati come il koa bisogna aspettarsi variazioni fastidiose proprio nei punti dove la venatura cambia in modo più evidente. È lì che compare l'alone di terzo tipo.
A questi si aggiungono la qualità della vernice, la temperatura dell'ambiente e soprattutto la capacità di saper valutare sul momento come procedere. Quest'ultima non si compra e non si legge: si fa.
11. Dopo la lucidatura: manutenzione nel tempo
- Un mese per l'evaporazione completa. La gommalacca asciuga in pochi minuti, ma l'alcool evapora del tutto solo dopo circa un mese. In quel periodo la pellicola è ancora giovane: niente custodie strette.
- Un ripasso dopo un mese. Quando la superficie è stabilizzata, un ulteriore passaggio leggero di soluzione al 2,5% chiude il lavoro e ravviva la lucentezza.
- Il calore è il nemico numero uno. La gommalacca è molto sensibile al calore: mai lasciare lo strumento in auto d'estate, vicino a termosifoni o sotto il sole da una finestra.
- Pulizia ordinaria: un panno morbido e asciutto, o appena inumidito. Da evitare alcool e prodotti che lo contengono — scioglierebbero la finitura — e i detergenti aggressivi.
- Il sudore delle mani è aggressivo sul lungo periodo: passare il panno dopo aver suonato è la manutenzione più efficace che esista.
- Riparabilità. È il grande vantaggio di questa finitura: un segno o un'opacizzazione si rilucidano localmente a tampone, senza sverniciare lo strumento. Cosa impossibile con la maggior parte delle vernici moderne.
12. Riepilogo: tutte le fasi in una pagina
| # | Fase | Che cosa uso | Tempi e attese |
|---|---|---|---|
| 1 | Carteggiatura | Carta 180 → 220 → 400 | Con la 400 si smussano gli spigoli delle bordure. |
| 2 | Bagnatura | Panno bagnato | Qualche minuto di asciugatura. Obbligatoria. |
| 3 | Carteggiatura | Carta 600 → 800 → 1200 | — |
| 4 | Riempimento pori | Turapori ad acqua o epossidico (o pomice 4/0, o niente) | 1-2 passate ad acqua, circa 3 con l'epossidica, secondo la porosità del legno. |
| 5 | Abrasione turapori | Carta 220 → 400 → 800 → 1200 | Stop quando la venatura torna ben visibile. |
| 6 | Mascherature | Nastro di carta | Ponte, tastiera, tenone e mortasa. |
| 7 | Corpo a pennello | Solo soluzione madre 20% | Almeno 12 h tra le sessioni. Circa 10 sessioni. |
| 8 | Levigatura | Carta 1200 (acqua o secco) + lana 0000 | Poi aspirare i residui. Si ripete tra i gruppi. |
| 9 | Tampone 10% | Telo di lino | 3 sessioni, 8-12 h tra l'una e l'altra. Poi 24-36 h + levigatura. |
| 10 | Tampone 7,5% | Telo di lino, stesso tampone | 3 sessioni, 8-12 h. Poi 36 h + levigatura. |
| 11 | Tampone 5% | Telo di cotone | 3 sessioni, 8-12 h. Poi levigatura con la sola lana. |
| 12 | Tampone 2,5% | Tampone nuovo, telo di cotone | 3 sessioni, 8-12 h. Passaggi brevi e solo paralleli. |
| 13 | Rifiniture (facoltative) | Alcool puro; polish abrasivo; oppure lana per l'opaco | Alcool puro: 3 gocce, passaggi veloci e delicati. |
| 14 | Stabilizzazione | — | Circa 1 mese per l'evaporazione completa. Poi un ripasso al 2,5%. |
Le quattro soluzioni, in breve
| Soluzione | Come si ottiene | Telo | A che serve |
|---|---|---|---|
| Madre 20% | 200 g di scaglie in 1 litro di alcool | — (pennello) | Costruire il corpo. |
| 10% | 2 parti di madre + 2 di alcool | Lino | Prima sgrossatura a tampone. |
| 7,5% | 3 parti di 10% + 1 di alcool | Lino | Uniformare. |
| 5% | 2 parti di 10% + 2 di alcool | Cotone | Iniziare a lucidare. |
| 2,5% | 2 parti di 5% + 2 di alcool | Cotone | La lucidatura vera e propria. |
13. Se vuoi vedere come si fa
Tutte le fotografie di questa guida vengono dal mio libro «Diario di Costruzione di un Ukulele Soprano» (Volontè & Co., 2021), che segue la costruzione completa di uno strumento dalla scelta dei legni allo strumento finito.
- Alla gommalacca sono dedicati tre capitoli interi: la preparazione alla verniciatura (cap. XII), la gommalacca come materiale e le ricette delle soluzioni (cap. XIII), e la verniciatura vera e propria (cap. XIV).
- Il capitolo sulla verniciatura è quello con più video dimostrativi di tutto il libro — quattro: stesura a pennello, preparazione al passaggio del tampone, costruzione del tampone, stesura e lucidatura con il tampone.
Se vuoi impararla di persona
Un libro e una guida arrivano fino a un certo punto: la carica del tampone e la lettura della scia si imparano con le mani, guardando e provando. Se vuoi imparare, vieni a trovarmi nella mia scuola: la Scuola di Liuteria UMA LAB, in via dell'Aquila Reale 23 D-E a Roma.
Nota finale
Questa guida espone i passaggi per realizzare una buona lucidatura ed è pensata anche per chi comincia, ma non può sostituire l'esperienza manuale, che resta l'elemento più importante per ottenere un ottimo risultato. Il metodo che descrivo si basa sulle tecniche classiche, con l'aggiunta di qualche accorgimento maturato negli anni in bottega.
Per qualsiasi chiarimento, rettifica, commento o informazione puoi contattarmi attraverso l'area contatti del sito. Le correzioni sono benvenute: questa pagina è viva, e l'ho già aggiornata più volte.